I miti da sfatare su inchiostri, solventi, ambiente e salute

I miti da sfatare su inchiostri, solventi, ambiente e salute

Salve, sono un vostro cliente che per motivi di spazio, inquinamento e salute stava pensando di passare dagli inchiostri plastisol a quelli ad acqua.

Occupandomi infatti di serigrafia sporadicamente (opero in altri settori grafici) non ho modo di smaltire industrialmente il liquido che ottengo dalla pulizia dei telai sporcati con plastisol, e ho già rovinato le tubature dello scarico dell’ufficio.
Senza contare che il solvente nitro che usavo per i telai mi ha dato problemi di respirazione e mi sono dovuto fermare per qualche anno.

Ho letto che gli inchiostri ad acqua si possono pulire dal telaio anche senza solventi o con prodotti più leggeri.
Volevo quindi capire cosa di quello che ho comprato in questi anni è ancora utilizzabile, cosa serve, vantaggi e svantaggi…

Al momento ho:
tantissimi telai (cornice legno o metallo). Ho letto che cambia il tipo di trama/risoluzione… Sono inutilizzabili?
Un forno per asciugare i tessuti in pochi minuti + lampade di scorta
Una struttura (ragno?) per tenere fermi i telai
Ovviamente tanti secchi di colore e diluenti plastisol
Spatole varie e qualche accessorio
I tessuti personalizzabili.

Luigi

Il suo quesito è complesso e ogni scelta del serigrafo è legittima, specie se è tesa a manipolare e respirare sostanze meno pericolose, ma vorrei sfatare alcuni miti.
Il primo è che la chimica che non puzza fa meno male: non è vero, basta pensare all’ossido di carbonio, che non lo avverti ma ti uccide.

La seconda è che gli inchiostri a base acqua non contengono sostanze pericolose: le contengono eccome, infatti il loro smaltimento è regolato dalle stesse leggi degli altri inchiostri.
È sufficiente leggere le rispettive schede di sicurezza.

Inoltre gli inchiostri a base acqua contengono anche minime percentuali (ovviamente consentite dalle normative) di naftaleni, cioè di derivati del petrolio; di conseguenza contengono anche minime % di composti organici volatili.

È vero che gli inchiostri a base acqua si eliminano dal telaio usando semplice acqua e nessun tipo di solvente. Ma i residui devono obbligatoriamente essere smaltiti seguendo la normativa e perciò non possono andare direttamente in fogna.

Inoltre è sufficiente annusare un comune inchiostro a base acqua (Texprint Mono, per esempio) per avvertire un certo odore di ammoniaca (NH3). L’ammoniaca notoriamente se respirata in certe quantità è nociva per l’apparato respiratorio.

Sia chiaro che non intendo fare del terrorismo, ma semplicemente spiegare come stanno le cose: qualsiasi inchiostro deve essere manipolato con cura e dobbiamo prendere le necessarie precauzioni; soprattutto leggere attentamente le relative schede di sicurezza.

Spezzo ora una lancia in favore dei plastisol: da tempo per legge non contengono più ftalati e non contengono alcun tipo di solvente.
Si stampano fino a 120 fili mentre gli inchiostri all’acqua, salvo rare eccezioni (Texprint Base Extrasoft e Aquatech), non possono essere stampati a più di 55 fili.

Il nostro Solvente Pulizia Telai 51 e 52 è sì aromatico, ma non è infiammabile ed è molto meno nocivo del diluente nitro, assolutamente da evitare. Esistono anche solventi inodori e cosiddetti “ecologici”, che noi trattiamo regolarmente.

Cosa buttare e cosa conservare:
Telai: l’inchiostro a base acqua richiede telai max a 55 fili, eccetto i due prodotti che ho citato in precedenza. In particolare l’Aquatech è professionale e affidabile. Ma, e ciò conferma quanto detto prima, il suo diluente non è l’acqua, ma l’apposito Diluente per Aquatech!
Forno: visto che c’è, tanto meglio usarlo: anche gli inchiostri a base acqua autoreticolanti, come Modatex e Texprint Mono, preferiscono il caldo e se cotti offrono maggiori garanzie di tenuta.
Essiccatoio: serve sempre per parcheggiare i pezzi stampati
– Plastisol e diluenti: ci pensi bene prima di buttarli; semmai selezioni i solventi e usi quelli meno nocivi
– Spatole e racle: non le cambia nulla
– Tessuti: Gli inchiostri a base acqua non attaccano sui tessuti sintetici o con elevate percentuali di poliestere

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