Telai serigrafici. Istruzioni per l’uso

Telai serigrafici. Istruzioni per l’uso

Salve, a volte i telai non hanno molta durata essendo che si rompono in maniera molto facile; sono giunto alla conclusione che potrebbe essere la tensione essendo la tela più rigida; mi può dare delle dritte su che numero di tensione usare avendo una stampa semplice ad un solo piano mono colore a mano per non far rompere i telai al primo lavaggio, e se mi potrebbe gentilmente far capire come funziona la tensione applicata sui telai già comprati, da quanto partono a quale tensione massima arrivano e le diverse caratteristiche.

Giuseppe, Omignano Scalo

I telai serigrafici tesati sono oggetti in generale molto fragili, da manipolare con cura.
Sono tanto più fragili quanti più fili/cm ha il tessuto.
E sono tanto più fragili quanto più il tessuto è in tensione.

Il grado di tensionatura del telaio si misura in Newton ed è regolato da tabelle apposite, usate come riferimento dai laboratori di tesatura e quindi anche da CPL Fabbrika.

Nelle tabelle, in funzione del numero di fili del tessuto, sono indicati un valore medio e un valore massimo.
Il nostro laboratorio sceglie il valore medio, proprio perché è consapevole del rischio maggiore di rottura del tessuto quando viene tesato a valori alti.

Alcuni serigrafi, che necessitano di una migliore qualità di stampa, che è aiutata da un alto valore di tensionatura, ce lo chiedono espressamente, consapevoli del fatto che il loro telaio durerà meno, ma funzionerà meglio.
Altri serigrafi, invece, che stampano su superfici irregolari o curve, ci chiedono espressamente telai con valori bassi di tensionatura, accettando come conseguenza una stampa meno nitida e precisa.


Che cosa fa rompere un telaio?

Queste le cause più frequenti:

Cause meccaniche, come un urto con un oggetto tagliente, che può essere anche il bordo di una vaschetta stendigelatina usata in maniera poco accorta.

Usura per sfregamento: succede ai lati, in corrispondenza delle estremità della racla, specialmente se la lunghezza della racla è poco inferiore a quella del telaio. In questo modo sotto la pressione della racla il tessuto viene stressato, si consuma e poi si spacca. Un uso corretto della racla prevede che questa sia più corta della larghezza del telaio di almeno 10-12 cm, in modo che l’estremità spigolosa della gomma della racla scorra a non meno di 5-6 cm dalla cornice.

Eccessiva distanza tra il telaio e il piano di stampa (si chiama “fuori contatto”): se il fuori contatto è superiore a 2 mm, la racla premendo sul tessuto lo abbassa eccessivamente, stressandolo.

Cause chimiche: alcuni liquidi di strippaggio, usati per recuperare il telaio sciogliendone la gelatina, hanno un forte potere abrasivo e corrrodono il tessuto. Dopo pochi recuperi il tessuto, indebolito, si strappa alla minima sollecitazione. E’ meglio usare liquidi di strippaggio meno energici, che magari devono essere passati più volte per eliminare la gelatina, piuttosto che dover sostituire la tela troppo di frequente.

Oppure, a discrezione del serigrafo, si considera il telaio un oggetto “monouso” e si risparmia sul tempo e sul prodotto di strippaggio, ritesando ogni volta la cornice e lavorando sempre con tessuto nuovo: è una libera scelta.

Spero di essere stato esauriente, comunque l’unico concetto da non dimenticare è “il telaio è un oggetto fragile e va trattato in modo conseguente, in tutte le fasi della lavorazione”.

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