Caos infernale, pezzi di ferro e tanto cotone. Intervista a Straight to hell

Caos infernale, pezzi di ferro e tanto cotone. Intervista a Straight to hell

Dall’Oltrepò Pavese a Roma, per Paolo la serigrafia è tutta questione di chimica… ma anche di meccanica, elettronica, pneumatica e condizioni ambientali.  Abbiamo fatto quattro chiacchiere con lui per capire come è nato il laboratorio di serigrafia Straight to hell (e cosa c’entra una pin-up che cavalca un birillo da bowling).

Ciao Paolo, presentati tu ai nostri lettori. Chi sei e che cosa fai?
Ciao sono Paolo 35 anni nato a Voghera, Oltrepo’ pavese!
Vivo a Roma da 11 anni gestisco una serigrafia che si chiama Straight to hell.

Come nasce la tua Straight to Hell? Perché questo nome?
Nel 2003 mi sono trasferito a Roma, in quel periodo organizzavo tour di gruppi punk rock stranieri in Italia e collaboravo con la Wynona records di Genova.
Arrivato nella capitale ho conosciuto, Piero Graziano, che è poi stato mio socio fino al 2007, con cui ho cominciato a collaborare e che mi ha iniziato alla serigrafia.
Stampavamo molto per gruppi musicali ed eventi e poi facevamo anche grafiche nostre che vendevamo alle serate, ce n’era una con una pin up stile Betty Page che cavalcava un birillo da bowling, sotto c’era scritto “Strike to hell”, per un po’ ci siamo chiamati così poi abbiamo deciso per “Straight to hell” visto la nostra passione per i Clash.
Negli anni l’attività si è allargata, ho avuto, oltre al laboratorio, anche due negozi nel quartiere San Lorenzo dove vendevamo le maglie che realizzavamo, poi nel 2009 ho chiuso tutto e ci siamo trasferiti nella nostra sede attuale in via Della Marrana 98 all’ombra dell’acquedotto Felice in un vecchio stabile industriale di circa 300 mq.

laboratorio serigrafico a Roma

Inchiostro, birra e racla

 

Perché proprio la serigrafia?
Non c’è una vera ragione, avevo bisogno di lavorare e mi sono buttato sulla prima cosa che ho trovato!
Non ero appassionato di stampa prima di trasferirmi a Roma ma sono sempre stato uno che quando si mette a fare qualcosa cerca di andarci fino in fondo.

Sappiamo che non stampi solo t-shirt ma fai serigrafia anche su carta per realizzare poster per band ed eventi. Che cosa ti piace di più fare? Quali differenze ci sono fra i due tipi di stampa?
La nostra attività principale è la stampa di t-shirt, sia per il mercato promozionale che per il fashion e il private label. L’anno scorso (2013) abbiamo personalizzato circa 400k capi di cui il 95% erano t-shirt.
Ogni tanto ci chiedono di fare poster serigrafati e non ci tiriamo mai indietro anche se ritengo che la natura artigianale di questo prodotto spesso è associata all’artista o al serigrafo che la realizza. Il nostro grafico Marco Bevivino per esempio ne ha stampati molti con disegni suoi, dategli un’occhiata.

Io, comunque preferisco le t-shirt, la mia esperienza nasce da quello, trovo stimolante la possibilità di personalizzare un capo di abbigliamento dove la tecnica di stampa, il design e gli inchiostri concorrono a definire un stile e un feeling che si contestualizzano in modo diverso a seconda di chi lo porta o quando e dove viene indossato.
Il poster è diverso, è più simile ad un’opera d’arte classica, lo attacchi e lo guardi. Più noioso no?

Per quanto riguarda le differenze la stampa su tessuto è sicuramente più tecnica, sei obbligato a stampare tutti i colori in sequenza mentre i capi sono in macchina, con i poster hai più tempo per rifinire eventuali errori o fare correzioni mentre una volta che hai caricato una t-shirt hai solo una chance per farla uscire bene specialmente se stai stampando con inchiostri ad acqua o corrosivi!

 

tshirt stampate dalla serigrafia straight to hell Roma

Una t-shirt stampata durante uno degli eventi di serigrafia live


Tecnica serigrafica. Una cosa facile e una difficile da fare. Una che ti esalta e una che ti annoia.

Facile? Niente! Difficile? Tutto!
Chimica, meccanica, elettronica, pneumatica, condizioni ambientali!
Tenere in piedi un laboratorio come il nostro con 6 addetti alla stampa e 4 in pre-produzione e con 1000/3000 capi stampati al giorno è un bel grattacapo. Macchine che si rompono, compressori che si fondono, quadri elettrici che saltano… senza parlare dei normali imprevisti di tutti i giorni, telai bucati, inchiostri difettosi, fornitori che non consegnano… Insomma non ci si annoia mai.
Quello che preferisco? Mandare avanti tutto e cercare di arrivare in fondo alla giornata avendo stampato quello che era stato pianificato con la miglior qualità possibile. Mi piacerebbe inoltre introdurre un sistema di rigenero impianti automatizzato e CTS per l’incisione.
Una cosa che mi piace e basta?
Stampa live agli eventi di enogastronomia e il mini-corso di introduzione alla serigrafia che facciamo il sabato.

 

maglietta serigrafata a Roma

Una maglietta serigrafata da Straight to hell

 

Utilizzi altri tipi di stampa nel tuo laboratorio?
Nessuno! Siamo dei puristi. Abbiamo solo macchine serigrafiche, sia giostre che stampa in piano, automatiche e manuali. Siamo specializzati in stampe di grande formato e all-over, arriviamo tranquillamente a 50 x 70 cm. fino a 8 colori e a 110 x 100 cm. in monocolore. Ho una tampografica bicolore buttata in un angolo, è in vendita!

 

laboratorio serigrafico di Roma Straight to hell

Una super giostra del laboratorio Straight to hell

 

Che cosa fai quando non serigrafi?
Sono appassionato di vino e cucina, quando posso viaggio per quello. Vedo quintali di film e poi mi piacerebbe ricominciare a suonare un po’, l’ho fatto per tanti anni ma ultimamente da quando si  è sciolto il mio gruppo non sono riuscito a mettere in piedi niente, purtroppo.

Acqua o Plastisol?
Alla domanda aggiungerei il terzo incomodo: corrosivo?
Noi utilizziamo prevalentemente plastisol esenti da ftalati poi in produzione standard abbiamo anche due bianchi ad acqua, una base ad acqua trasparente e due basi corrosive.
I migliori risultati in termini di facilità di realizzazione e conseguentemente prezzo li abbiamo ottenuti stampando plastisol diluiti su fondi a corrosione. Mano morbidissima, colori opachi, ben integrati nel tessuto e resa perfetta anche su formati di stampa importanti e campiture piene.
Usiamo molte basi da taglio per plastisol, miscelandolo con la giusta accortezza sfido chiunque a distinguerlo da un inchiostro waterbased. In alcuni casi stampare tutto ad acqua è molto difficile e spesso non ne vale neanche la pena, nel senso che il prodotto non ne guadagna.

Ovviamente ci sono anche gli aspetti di eco-sostenibilità da tenere presente, stampare su maglie in cotone organico o in bamboo con inchiostri a base di PVC non ha tanto senso.
Dall’altra parte la fase di produzione degli inchiostri ad acqua è più inquinante dei plastisol. E in fine non sempre i clienti sono disposti a pagare quella piccola differenza in più o affrontare qualche limitazione tecnica.
Insomma ci sono tanti fattori in ballo, secondo me è importante imparare a stampare tutto bene e tenersi sempre aggiornati.

Se dovessi scegliere io userei sempre corrosivi per monocolori e stampe con campiture piene e plastisol diluiti adeguatamente per quadricromie su tessuti chiari e abbinati a fondi in corrosione per tessuti colorati.

Credo che comunque nei prossimi 5/10 anni vedremo grosse novità nella composizione degli inchiostri, già oggi ci sono basi ad acqua che rispetto a 5/6 anni fa’ hanno una stampabilità fantastica, praticamente sono dei plastisol, il problema rimane quello della corrispondenza dei colori (specialmente nelle policromie) e della resistenza meccanica dei telai, che nelle tirature sopra i 300/400 pezzi diventa cruciale per cui è d’obbligo catalizzare le incisioni (con qualche problema in più al momento del rigenero).

Che cosa c’è nel tuo laboratorio?
Un branco di matti, un caos infernale, qualche pezzo di ferro e tanto cotone.

angoli di laboratorio serigrafico

Angoli di laboratorio


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