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Tutto sul laboratorio serigrafico

Aprire e organizzare un laboratoratorio serigrafico

Angelo Barzaghi

Negli ultimi anni abbiamo potuto notare una sempre più scarsa offerta di posti di lavoro dipendente: questo fatto è spesso dovuto allo scarso movimento di domanda e offerta, quindi dei consumi, ma anche all’effetto della cosiddetta globalizzazione: molte attività che erano predominanti nel nostro Paese, hanno trovato soluzioni più economiche con manodopera a costi ridotti in situazioni territoriali diverse.Sta sempre più crescendo, soprattutto tra le giovani generazioni, la necessità di trovare alternative al classico “posto fisso” magari in grosse aziende e in molti si stanno improvvisando imprenditori di se stessi, aprendo attività artigianali o commerciali in proprio. Ed è a questo punto che molti si accorgono della scarsità di informazioni e di strutture che forniscano mezzi e indicazioni precise per poter iniziare una qualsiasi attività con un minimo di garanzie di riuscita.

Il settore della serigrafia non fa eccezione a questa regola: ecco che chi, per scelta o per necessità, volesse intraprendere una propria attività lavorativa in questo settore si trova a dover cercare dove capita le informazioni di base per poter aprire un laboratorio, attrezzarlo e procurarsi prodotti per la lavorazione.

In questo articolo cercherò di dare alcune dritte che, spero, possano aiutare a far luce su quali siano le vere necessità di un serigrafo alle prime armi, come scegliere le prime attrezzature senza dover necessariamente spendere una fortuna e, soprattutto, decidere in funzione di quelli che possano essere gli obiettivi che ci si prefigge. Innanzitutto ci si dovrà interrogare su quale settore orientarsi: la serigrafia è una di quelle attività che non hanno una connotazione ristretta: serigrafia significa personalizzazione di qualsiasi tipo di materiale e/o oggetto, significa stampa su adesivi, ombrelli, t-shirt, capi di abbigliamento in genere, pannelli di legno, striscioni pubblicitari, decorazione automezzi, piccola oggettistica, cartaria, e infinite altre applicazioni. Quindi, una volta individuato il posto “fisico” che dovrà essere adibito a laboratorio, dopo essersi accertati che questo sito sia idoneo alla sua destinazione d’uso (per questo si dovrà contattare l’Unità sanitaria locale e chiedere i vari nulla osta, permessi comunali e tutti gli altri balzelli burocratici senza il superamento dei quali qualsiasi volontà imprenditoriale non potrebbe realizzarsi) occorrerà appunto interrogarsi verso quale settore della serigrafia orientarsi. Un aiuto per decidere, oltre ad eventuali predisposizioni personali (scuole frequentate, capacità creative specifiche, esperienze lavorative in settori analoghi ecc.), potrà essere fornito dalla zona in cui si dovrà operare, alla tipologia di potenziali clienti a cui rivolgersi, alla concorrenza presente e agli spazi eventualmente non coperti da quest’ultima. In zone dove il turismo dovesse essere una tra le principali attività l’abbigliamento o la personalizzazione di oggetti particolari che abbiano a che fare con il posto in cui si opera avranno sicuramente la precedenza su altri tipi di lavorazioni; operare in zone dove esistano strutture industriali e produttive, sicuramente si potrà pensare all’abbigliamento da lavoro, personalizzazione di automezzi, oggettistica come penne, calendari e altri prodotti proponibili a questo settore; in vicinanze di zone commerciali il veicolo pubblicitario potrebbe essere rappresentato da adesivi, accessori quali borse per la spesa, piccola cartellonistica pubblicitaria, abbigliamento e gli esempi in questo senso sono veramente infiniti.

Stabilito questo primo e non facile punto, ci si troverà di fronte alla seconda fase, non meno importante, anzi: la scelta delle attrezzature da acquistare e dei prodotti da utilizzare. Io sostengo che una serigrafia operativa può essere installata con un investimento veramente basso: in fondo il concetto di serigrafia si basa sulla combinazione di racla e telaio.

Per chi non è veramente indirizzato verso la serigrafia su abbigliamento, promozionale e non, direi che non è indispensabile pensare necessariamente a macchinari automatici o sofisticati (e quindi costosi): un semplice piano di stampa attrezzato con un portatelaio con contrappeso può rappresentare un buon investimento nonostante il basso costo e dare le prime soddisfazioni permettendo di realizzare dei lavori di buona qualità e costruirsi così la necessaria esperienza per il successivo passaggio a macchine vere e proprie con una cognizione di causa maggiore e , quindi, minore possibilità di errore nella scelta: un piano di stampa può anche permettere di realizzare delle stampe per abbigliamento anche a più colori utilizzando la tecnica del transfer.

La stampa tessile invece necessita quasi obbligatoriamente di una macchina più complessa (le cosiddette giostre) e, in questo caso, una maggiore spesa iniziale da dedicare a un numero sufficiente di colori di stampa (il mio personale consiglio è quello di non cercare di “risparmiare” soldi per una macchina a quattro colori quando con una differenza minima si può acquistare una sei colori): anche se all’inizio potrà sembrare eccessiva rispetto alle prime necessità, si rivelerà sicuramente un buon investimento nel tempo dando una maggiore versatilità di utilizzo (una macchina a sei colori può produrre 1 lavoro a sei colori, ma anche 2 lavori a 3 colori lavorando in 2 persone contemporaneamente, 2 lavori a 1 e 5 colori e via di seguito) con capacità produttive anche elevate.

Particolare attenzione dovrà essere anche rivolta alla scelta di un’eventuale attrezzatura dedicata alla asciugatura dei pezzi stampati: nel caso in cui ci si concentri soprattutto sul settore “tessile” non si può non considerare l’acquisto di un buon forno di essicazione e, eventualmente a delle cappe di asciugatura intermedia; nel caso invece di stampe su materiali che prevedono l’utilizzo di inchiostri a base solvente possono bastare degli essicatoi a piani ed, eventualmente, dei phon industriali con una buona portata d’aria per accelerare l’asciugatura di piccole stampe.

Il prossimo passo, non meno importante, riguarda la scelta tra infinite proposte di inchiostri e chimici per la realizzazione di stampe e preparazione e pulizia dei telai, rimozione di gelatina ecc.

Mi limito a indicare un elenco dei principali tipi di inchiostri disponibili rimandando ad articoli più dettagliati e specifici le caratteristiche di ognuno: inchiostri in base solvente: sono generalmente utilizzati per la stampa, a seconda delle loro caratteristiche specifiche, su pvc, carta e cartone, nylon, tessuti sintetici, metallo, legno, forex, polistirolo, abs e altri materiali; l’essicazione avviene mediante evaporazione del solvente all’aria.

inchiostri in base acqua: specifici per la stampa principalmente di tessuti naturali e sintetici; l’asciugatura avviene mediante evaporazione dell’acqua contenuta mediante aria forzata (forni ad aria) o in ambiente con l’aggiunta di catalizzatori che garantiscono una maggiore tenuta ai lavaggi

inchiostri plastisol: ottimi per la stampa tessile in genere sia su tessuti naturali che sintetici:devono essere necessariamente asciugati mediante raggiungimento di temperatura di fusione (generalmente 150-160°) in forni a raggi infrarossi o appositamente dedicati.

inchiostri UV: sono la nuova generazione di inchiostri e trovano il loro impiego ideale su materie plastiche, carta e cartone: devono necessariamente essere asciugati con appositi forni a lampade UV.

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