Lavorare correttamente con la gelatina universale QLT

Lavorare correttamente con la gelatina universale QLT

Ciao Franco ho un po di problemi con la gelatina universale. In pratica continuano a cambiarmi i tempi di impressionatura, andando a scendere eppure tengo la gelatina nel barattolo e lontana da sole e fonti di calore. Sto facendo fuori barattoli interi a furia di tentativi. quando pensavo di aver trovato il tempo giusto di esposizione gia’ il giorno dopo era cambiato. Non so piu’ che fare sn un po’ scoraggiato ti prego di aiutarmi grazie.

Pietro, Treia

L’inconveniente lamentato è davvero strano, perché è contrario a qualunque “codice di comportamento” di qualunque gelatina.

Partiamo dalle certezze:
La gelatina QLT si conserva senza modificare le proprie caratteristiche per 18 mesi a temperatura ambiente. Naturalmente con il barattolo ben chiuso e in assenza di luce.

Tutte le operazioni con la gelatina QLT devono essere compiute in penombra o ancora meglio in luce gialla. Infatti questa gelatina è molto sensibile e un’esposizione prolungata alla luce tende ad indurirla. Perciò andranno eseguite a luce tenue: l’emulsionatura del telaio; il montaggio della pellicola sul telaio; l’esposizione alla luce dell’espositore; lo sviluppo in acqua del telaio. L’asciugatura del telaio prima dell’esposizione va fatta addirittura al buio più completo.

Se, nel corso della lavorazione, tuttte le condizioni sopra scritte sono state rispettate la gelatina DEVE avere un comportamento costante.

Vediamo ora quali potrebbero essere le variabili “occulte”, ma nemmeno troppo, in quanto sono perfettamente note, che hanno modificato il comportamento della gelatina:

Numero di fili del telaio: se aumenta il numero di fili deve essere ridotto il tempo di esposizione. Esempio: posto 10 il corretto tempo di esposizione a 55 fili, diventa 5 il tempo di esposizione a 120 fili.

Analogamente: a parità di numero di fili, lo spessore della gelatina sul telaio deve rimanere costante e questo dipende dalla nostra mano e dalla pressione con cui manovriamo la vaschetta stendigelatina. Chi è agli inizi, per non sbagliare è meglio che eserciti una buona pressione sullla vaschetta, in modo da depositare sul telaio uno spessore di gelatina minimo e sempre costante.

La distanza tra la sorgente di luce e il telaio. Questa deve essere assolutamente costante, perché il tempo di esposizione varia con il quadrato della distanza, (se riduco la distanza di 2 volte, devo ridurre l’esposizione di 4 volte!), perciò con piccoli spostamenti della lampada varia tantissimo e rende l’operazione incontrollabile. Non sappiamo che tipo di espositore lei utilizzi, ma spesso chi usa lampade alogene libere, smonta e rimonta il dispositivo ogni giorno, con la conseguenza di non ricreare mai esattamente le medesime condizioni.

– Il test di esposizione andrebbe fatto sempre con la medesima pellicola e quindi con il medesimo disegno. Sarebbe ottime se nel disegno ci fossero campiture di colore vaste, ma anche filetti sottili. In questo modo si valuta meglio la bontà dell’esposizione.

Le propongo di valutare ogni voce della check list che ho scritto, e quindi di capire dove non è in accordo con le sue procedure. Dopodiché sarò molto interessato a conoscere i risultati conseguiti.

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